prova sull’utilizzo di redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte nel redditometro

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La Corte di Cassazione, con sentenza 10/04/2015 n. 7339, sezione VI, si esprime in merito alla prova che il contribuente deve dare per dimostrare di avere avuto redditi esenti o di redditi già soggetti a ritenuta alla fonte, a giustificazione degli incrementi patrimoniali oggetto di accertamento redditometrico dell’Agenzia delle Entrate.

In precedenza l’indirizzo giurisprudenziale era stato dettato dalla Cassazione con la sentenza 6813/2009, seguita dalla sentenza n. 23785 del 24/11/2010, sez. 5, e dall’ordinanza n. 2010 del 29/01/2014, e presupponeva che al contribuente, in tali situazioni, non bastava dare la prova della disponibilità di redditi anche esenti a giustificazione degli incrementi patrimoniali controversi, ma occorreva anche che dimostrasse di aver utilizzato proprio “quei” redditi ulteriori per tali operazioni…

Il contenuto della sentenza n. 7339/2015 invece amplia le valutazioni della Corte che ha osservato che l’art. 38, comma 6, del D.P.R. n. 600/1973, “non contempla affatto un tale contenuto necessario dell’onere di prova che incombe a carico della parte contribuente”… “anche perché vi sono argomenti logici, a valenza di interpretazione sistematica, che depongono a sfavore di un così rigoroso tenore dell’onore di prova”.

La Corte ha riconosciuto che una prova così tanto vincolante, imporrebbe “al contribuente un rigore probatorio capace di sconfinare con la probatio diabolica: ed infatti, se il danaro è l’ente fungibile per eccellenza, riuscire a tenerne tracciati i percorsi, quasi alla stregua di quanto è imposto per i prodotti alimentari nel sistema di tutela delle denominazioni d’origine, appare davvero evenienza troppo ardua”.

 

 

Fondatore e leader di Studio Professionale erogante servizi di consulenza fiscale e tributaria, 28 anni di attività nel settore

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