Cassazione, no cartella TARSU senza atto di accertamento, se superficie diminuita

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Corte di Cassazione, Ordinanza n. 22897/2017: no alla Cartella TARSU senza previo atto di accertamento, quando la tassa viene determinata su una superficie diversa da quella dichiarata diminuita dal contribuente.

La Cassazione, con Ordinanza n. 22897/2017 pubblicata il 29/09/2017, si esprime su un caso di ricorso per cassazione operato da un Comune, a seguito di una sentenza d’appello che aveva dichiarata illegittima la cartella di pagamento TARSU non preceduta da un avviso di accertamento.

Il caso ha riguardato un contribuente che, oltre alla iniziale denuncia della superficie tassabile ai fini TARSU, in seguito ha presentato altra denuncia, di variazione in diminuzione: si legge nella Ordinanza della Cassazione che l’importo richiesto dall’amministrazione comunale prendeva a riferimento una superficie che, per quanto dichiarata dalla stessa società contribuente, era poi stata da quest’ultima rettificata in diminuzione; anche con corredo di documentazione tecnica di riscontro della minor superficie industriale produttiva di rifiuti assoggettati a Tarsu. Il convincimento del giudice di merito è stato dunque nel senso della necessità di considerazione unitaria ed interdipendente delle due dichiarazioni rese dalla società”.

La questione era stata già affrontata, in quanto il Comune può iscrivere il maggior importo Tarsu richiesto in ruoli suppletivi, notificati all’interessato mediante cartella di pagamento non preceduta da avviso di accertamento, ove non contesti le condizioni di tassabilità indicate nella denuncia originaria, integrativa o di variazione del contribuente; al contrario, deve ritenersi nulla la cartella di pagamento emessa senza un previo motivato avviso di accertamento: quando la maggiore imposta derivi dalla rettifica delle condizioni di tassabilità denunciate; dall’accertamento d’ufficio delle condizioni di tassabilità in caso di omessa denuncia; dal diniego della riduzione o agevolazione richiesta dal contribuente con apposita istanza (non surrogabile con contestazione giudiziale del provvedimento); dall’esercizio di un potere discrezionale” (Cass. n. 3657/15; in termini, anche Cass. 19120/16)”.

Da un punto di vista procedurale ed amministrativo, il Comune, ricevendo la dichiarazione del contribuente di una nuova, minore, documentata, superficie tassabile, doveva considerare detta minore superficie per la richiesta a tassazione, e qualora volesse contestare la debenza del tributo sulla originaria maggiore superficie, non poteva limitarsi all’emissione della cartella di pagamento!

Questa situazione, si è risolta per la Suprema Corte di Cassazione, a svantaggio del Comune, con decisione rigettata senza rinvio, e condanna alle spese di oltre 4.000,00 euro, oltre rimborso, forfettario, spese generali e accessorie, rimborso del contributo unificato.

Rag. Giovanni Mondelli, ODCEC Foggia

Fondatore e leader di Studio Professionale erogante servizi di consulenza fiscale e tributaria, 28 anni di attività nel settore

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