accertamento bancario a professionista, prelievi e autorizzazione a indagini finanziarie

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Una recentissima sentenza della C.T.R. di Palermo, la n. 4086 del 29/09/2015, si occupa di accertamenti bancari a professionista di importo molto elevato.

La difesa della contribuente ha avuto ragione in merito alla irrilevanza dei prelevamenti, in quanto la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4585/2015 recependo la pronuncia n. 228/2014 della Corte Costituzionale e, mutando il consolidato orientamento pregresso, conferma l’irrilevanza dei prelevamenti ai fini dell’accertamento fondato sulle indagini finanziarie nei confronti dei lavoratori autonomi.

La Commissione Tributaria Regionale adita, “adeguandosi pertanto all’insegnamento della suprema Corte”, “ritiene che i prelevamenti riportati nei conti, per i quali non sono state fornite idonee giustificazioni non costituiscono presunzioni di reddito o di compensi evasi.

Altro motivo di ragione di interesse, sollevato in merito all’eccezione di vizio di autorizzazione nell’eseguire l’indagine finanziaria, è stato il riconoscimento della Commissione Tributaria Regionale che “l’Ufficio ha prodotto copia di «provvedimento di autorizzazione/diniego di indagini finanziarie», che avrebbe dovuto essere firmato dal Direttore regionale Dott.C.G., ma che in effetti riporta soltanto l’indicazione a macchina, ma manca la firma. La mancanza di firma, anche per la circostanza che l’atto viene prodotto dalla parte che avrebbe avuto l’obbligo di richiederlo, rende inesistente la necessaria autorizzazione all’effettuazione delle indagine finanziarie. Ne consegue la inutilizzabilità delle predette indagini ai fini dell’accertamento”.

La sentenza, favorevole alla contribuente, chiude con la condanna alle spese dell’Ufficio.

 

 

Fondatore e leader di Studio Professionale erogante servizi di consulenza fiscale e tributaria, 28 anni di attività nel settore

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